Come cambierà la nostra vita.

”Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti”. La seconda parte della profezia di Albert Einstein andrebbe ben valutata alla luce di un miliardo di meccanismi e considerazioni  ma sulla prima parte lo scienziato tedesco ci aveva veramente visto lungo. Il giorno di cui parlava Einstein è ormai arrivato e sembrerebbe avere un nome: ID2020.

ID2020, ovvero l’identità digitale, è un’alleanza di partnership globale che riunisce organizzazioni pubbliche e private. Nasce nel 2015 con lo scopo di “migliorare la vita di tutti i cittadini” tramite lo sviluppo e la diffusione dell’“identità digitale”.

Un tema centrale sul quale si fonda l’identità digitale è proprio quello dei vaccini. Per tale ragione, il programma di identificazione elettronica è diventato argomento di attualità.

Il fondatore della Microsoft (una delle società partner dell’Alleanza) Bill Gates, aveva previsto la diffusione di un virus globale ed attribuiva all’Identità digitale un ruolo fondamentale nella lotta alle pandemie grazie alla possibilità di inserire i certificati digitali attestanti le condizioni di salute degli individui.

L’ID2020, infatti, ha l’obiettivo di includere ogni persona sulla terra. Partendo dalle registrazioni delle nascite e delle vaccinazioni già esistenti, andrebbe ad assegnare ad ogni neonato una sorta di identità portatile collegata biometricamente mediante i “Quantum Dot Tattoos” ovvero tatuaggi a punti quantici i cui schemi in futuro possono essere letti per identificare qual è il vaccino somministrato. In altre parole, avendo un accesso ad un ID, ognuno di noi sarebbe in grado di dimostrare chi è in ogni parte del mondo.

Ed è proprio in un’identità digitale che muore l’identità umana.

Terrorizzati e soprattutto condizionati psicologicamente dall’attuale emergenza sanitaria mondiale, ID2020 sembrerebbe quasi ricordare l’acronimo COVID-19.  Ma che chiave di lettura dare all’associazione ID2020-COVID19? Bill Gates avrebbe sicuramente pensato all’ ID2020 come l’eroina dell’umanità in grado di combattere il mostro Covid-19. Noi altri comuni mortali, invece, con una buona dose di scetticismo e di sano timore forse decideremo di prendere le distanze da una tecnologia sempre più invisibile ma anche sempre meno garante della nostra privacy.

Angela Fontana