Si tingono le maglie del contante

“mamma dammi cento lire che in America voglio andar”. Così cantava Orietta Berti tanti tanti anni fa. Oggi i nostri figli ci chiedono qualche migliaio di euro per poter scoprire il mondo. Migliaia di euro che non viaggiano più sotto forma di moneta sonante ma per il tramite di una targhetta di plastica con tanto di numeri e password annessa. Ci dobbiamo abituare all’utilizzo sempre più frequente di questa targhetta e iniziare a dimenticare l’utilizzo del denaro contante. Ciò al fine di adeguarci ai canoni europei e in particolare per far contenti i nostri governanti che intravedono nell’utilizzo del contante un elemento di evasione e riciclaggio di moneta sporca.

L’attuale governo prova a ripristinare le vecchie regole e ridurre la legittimità del contante. Infatti, in modo progressivo, l’utilizzo del contanti passa da euro 3.000 a euro 2.000 a far data dal 1 gennaio 2020 e da euro 2.000 ad euro 1.000 a far data dal 1 gennaio 2021 (sempre che non ci sia un cambio di governo e si ritorna a picche). Il motivo di questa riduzione è da ricondurre, oltre che al contrasto all’evasione ed a limitare l’uso di denaro proveniente da operazioni illegali, all’incentivazione dell’utilizzo degli strumenti elettronici e quindi del POS.

Cerchiamo di capire quando l’uso del contante viola la norma e quindi si applicano le sanzioni.

In ambito aziendale, la norma viene violata in tutti quei casi in cui le transazioni commerciali vengono regolarizzate con l’utilizzo del contante per importi superiori ad euro 1.999,99. Resta ferma l’ipotesi in cui, anche in presenza di una transazione superiore all’importo indicato, la stessa viene regolarizzata in contanti con pagamenti frazionati ma dietro accordo commerciale o in caso di contratto di somministrazione. In pratica, non è possibile frazionare arbitrariamente i pagamenti ma è necessario un accordo commerciale al fine di fugare ogni dubbio.

In teoria, nessun limite dovrebbe esserci per eventuali prelievi dai propri conto correnti. “In teoria” perché le banche ad oggi hanno limitato  i prelievi al limite  imposto dalla normativa. Così come non dovrebbero sorgere problemi nel caso di versamenti sui conto correnti aziendali. Nella prassi le banche chiedono comunque la provenienza delle somme, così come spesso richiedono di allegare documentazione probatoria sulla loro provenienza (fatture, corrispettivi, ecc).

Ciò che crea forte allarmismo sono le sanzioni previste per l’eventuale violazione della norma. Sono previste sanzioni che vanno da un minimo (3.000) ad un massimo (50.000). Le sanzioni, ad oggi in vigore, saranno rimodulate per l’esercizio 2020 (da euro 2.000 ad euro 50.000) e per l’esercizio 2021 (da euro 1.000 ad euro 50.000).

Altre sanzioni sono previste in caso di rifiuto, da parte dell’esercente, ad accettare pagamenti per il tramite del Point Of Sale (POS). 

La sanzione, prevista in caso di rifiuto è stabilita nella misura di euro 30 maggiorata di una percentuale (4%) calcolata sull’importo della transazione. Per capirci: se il rifiuto è pari ad euro 100, l’esercente dovrà corrispondere una sanzione di 34 euro.

Per incentivare l’installazione del POS, da parte degli esercenti, è stato previsto un minimo di credito d’imposta pari al 30% delle commissioni che gli esercenti si vedranno addebitati sul proprio conto corrente.

In conclusione, e senza voler polemizzare, quelle famose cento lire per andare in America, se transitate per i canali elettronici, arriveranno in America con un valore d’acquisto un pò diverso. Infatti, 10 euro di moneta sonante, utilizzate in più transazioni avranno sempre il valore di euro 10 anche nell’ultima transazione; immessa, invece nel canale elettronico subirà una riduzione pari al costo delle commissioni. Pertanto, se vogliamo incentivare l’uso della moneta elettronica, senza ingrossare le casse delle banche, occorre azzerare le commissioni o trovare altre forme incentivanti.

Peppuccio Castagna