Stretta sulle compensazioni

Il nuovo governo intende mettere mani in modo serio sull’utilizzo dei crediti di natura fiscale e limitarne il loro utilizzo in compensazione orizzontale.

Cosa è la compensazione orizzontale? Si tratta della possibilità, data ai contribuenti , di utilizzare i crediti maturati in sede di dichiarazione per pagare altre imposte e/o tasse che transitano dai modelli F24. Per capirci, se in sede di modello IVA dovesse scaturire un credito, quest’ultimo potrà essere utilizzato, non solo per per compensare eventuali debiti IVA, ma anche per estinguere eventuali debiti di altra natura fiscale (debiti IRPEF, IRES, IRAP, ecc.). Un semplice esempio per capire il principio della compensazione: supponiamo che dal modello IVA risulti un credito di euro 2.000 e allo stesso tempo in sede dal modello redditi risulti un debito IRPEF di euro 500, il contribuente ha la facoltà di utilizzare il credito IVA per estinguere il debito IRPEF. In questo caso, il contribuente si vedrà ridurre il credito IVA da euro 2.000 ad euro 1.500 e allo stesso tempo vedrà estinguersi il debito IRPEF. Tutto ciò grazie al principio della compensazione.

E’ fuor di dubbio che di abusi negli anni ne sono stati commessi molti. Da ciò la posizione del legislatore di porre rimedio all’utilizzo improprio del meccanismo compensativo. La prima norma emanata ha riguardato il credito IVA, rispetto al quale, l’utilizzo dello stesso per importi superiori a 5.000 euro annui è ammesso previa apposizione del visto di conformità da parte di un professionista abilitato all’esercizio della professione (dottore commercialista, ragioniere commercialista, ecc). In precedenze il limite era di euro 15.000. Occorre precisare che l’utilizzo del credito fino ad un ammontare massimo di euro 5.000 può avvenire anche prima della spedizione del modello IVA. In caso di superamento occorre procedere alla trasmissione telematica del modello IVA.

Il limite di utilizzo, dei crediti risultanti dai modelli di dichiarazione, era inizialmente previsto per il solo credito risultante dal modello IVA. Negli ultimi periodi e precisamente dal periodo d’imposta in corso al 31.12.2017, l’obbligo di apposizione del visto di conformità è stato introdotto anche in materia di IRPEF, IRES e IRAP, per crediti superiori a euro 5.000. In pratica, come avviene per il credito IVA, il contribuente può utilizzare il credito fino ad euro 5.000 senza apposizione del visto di conformità, che scatta per importi superiori alla soglia dei 5.ooo euro. L’utilizzo del credito non richiede, ad oggi, la trasmissione del modello redditi. Pertanto a differenza del modello IVA, il contribuente può utilizzare in compensazione crediti per importi superiori ad euro 5.000 senza la preventiva trasmissione del modello redditi, purché il modello, da presentare entro la data di scadenza sia provvisto di visto.

L’attuale governo vuole stringere ancora di più l’attuale licenza nell’utilizzo del credito da modello redditi, equiparandone la procedura al modello IVA. In pratica, il credito che scaturisce dal modello redditi può essere utilizzato, per importi superiori a euro 5.000 previa predisposizione del modello redditi. Quali saranno le conseguenze di questa nuova disposizione? Senza discutere sulla bontà della norma, che mira comunque a salvaguardare le casse dell’erario da eventuali utilizzi impropri, costringerà il contribuente e di contro il professionista alla trasmissione della dichiarazione in termini più brevi rispetto ai termini convenzionali. Fino a qui nessun problema. Nessun problema in uno stato e in un sistema fiscale perfettamente funzionante. Solo a pensare alle ultime traversie in materia di ISA, dove ancora ad oggi e quindi dopo sei mesi, si hanno seri dubbi sulla validità degli stessi, si presenta impensabile poter trasmettere il modello con così largo anticipo. Ciò porterà i contribuenti a due scelte. La prima anticipare di tasca propria le imposte dovute; la seconda e posticipare i versamenti con applicazione di sanzioni ed interessi. Sia nell’un caso che nell’atro, da un punto di vista strettamente monetario, il contribuente subirà un aggravio non indifferente.

In conclusione, per quanto sia giusto impedire ai contribuenti meno onesti certi comportamenti fraudolenti, non è giusto penalizzare chi osserva e rispetta le regole. Pertanto, se di limitazione vogliamo parlare, facciamolo dopo aver reso il sistema fiscale più snello e di migliore interpretazione.

Peppuccio Castagna